Più bici che auto private: Copenaghen capitale europea del traffico green

Ogni paese ha i suoi primati, i paesi più civili di solito vantano primati positivi. E’ il caso della Danimarca, giudicato da anni dall’Onu la società più felice del mondo. Copenaghen, la bella capitale del regno, è diventata la prima metropoli dove nel vasto centro circolano più biciclette che non automobili private. La prima almeno in Europa, aggiungiamo, perché non sono a disposizione dati precisi sulle megalopoli asiatiche o africane, dove però moto e motorini sono preferiti alle bikes.


E’ un successo sui cui allori Copenaghen non vuole dormire, anzi: progetta di continuo nuove iniziative per incoraggiare sempre più pendolari a usare la bicicletta e non l’auto privata per il percorso casa-lavoro. Attualmente scelgono le due ruote a pedali 41 pendolari su cento, l’obiettivo è di raggiungere entro il 2025 un numero del 50 per cento e oltre dei ‘commuters’ che lasciano l’auto in garage o davanti casa e vanno a lavorare in bici.

Ma veniamo ai dati. Precisi, da bravi scandinavi: sono dati raccolti da sensori intelligenti del traffico sparsi per la città, apparecchiature che sanno distinguere tra una bici e una moto, un’auto privata o un taxi. Ora, questi apparecchi – cominciati a installare dal 2009, ora sono una ventina in centro – per la prima volta hanno contato più bici che auto in circolazione. Per l’esattezza, 265.200 biciclette in strada contro 252.600 auto private. Ciò, si badi bene, nella capitale di un paese che ha un tasso di motorizzazione privata tra i più alti del mondo, visto il grado di benessere. E’ un cambiamento enorme rispetto al 1970, quando a 351.133 auto in circolazione in media ogni giorno a Copenaghen stavano di fronte appena 100.071 biciclette.

Negli ultimi vent’anni, in altre parole, il traffico di bici è aumentato del 68 per cento. ”Il fattore decisivo è stata una politica con priorità chiare, seguira dall’allora sindaco Ritt Bjerregaard, un fanatico della bici”, afferma al Guardianonline Klaus Bondam, responsabile di ambiente e tecnica nella municipalità dal 2006 al 2009 e ora è presidente della federazione dei ciclisti danesi. ”Inoltre, – aggiunge, – chiunque governi c’è da noi un nuovo modo di guardare allo sviluppo urbano secondo criteri di sostenibilità”.

Dal 2005 a oggi, le autorità hanno speso oltre 110 milioni di euro in infrastrutture per il traffico di biciclette: corsie e strade riservate, ponti, vie veloci di scorrimento. ”Andare in bici è diventato elemento costitutivo dell’identità cittadina”, nota Bondam. Secondo Morten Kabell, attuale responsabile cittadino delle questioni dell’ambiente, ”la cycling city è un obiettivo che alza di continuo i suoi scopi, speriamo che entro un decennio il cuore del centro, tra Noerreport, il municipio e Kongens Nytorv diventi totalmente libero dal traffico motorizzato.

C’è un solo rischio, per così dire: che la rapidissima costruzione (affidata per gara d’appalto a ditte italiane) di un’ampia rete di metropolitana, che dovrà essere completata entro il 2019 (e si sa qui con i tempi non si scherza riduca un po’il numero di utenti della bici a vantaggio dei passeggeri della metro. Per quanto sui treni S (metro regionali come la Rer a Parigi o la S-Bahn in Germania) e sulla metro senza pilota che collega la città all’enorme aeroporto di Kastrup, hub del grande nord, è possibile salire con la bicicletta per poi proseguire a due ruote dopo la stazione d’arrivo. In ogni caso, la metro di Copenaghen, come le Tunnelbana (metro appunto) di Stoccolma e Oslo e come tutti gli autobus delle capitali svedese e norvegese, camminano solo con elettricità prodotta da fonti rinnovabili o per i bus da biocarburanti o propulsioni ibride.

A Copenaghen in un solo anno comunque il traffico di bici è cresciuto del 15%, quello di auto calato dell’1%. Mentre gli abitanti della cinta interna della capitale aumentavano da 600mila a 715mila.

”Sempre più gente si accorge che con la bici alla fine è più veloce, anche i molti che amano possedere auto spesso belle e grandi (e molte ibride) le usano più per viaggi o verie”, nota Morten Kabell. A completare il quadro, le autorità consultano di continuo i cittadini chiedendo il loro parere su quali investimenti e iniziative siano prioritarie per rendere più facile sicuro e attraente l’uso della bici. A questionari come quello recente che ha chiesto ai cittadini di identificare quali quartieri o zone dispongano di troppo poche ‘bike-lanes’ o piste ciclabili, hanno risposto oltre 10mila cittadini in 12 giorni. Nel modo più moderno: indicando le zone mal servite su una mappa messa online dal comune. I dati serviranno a elaborare il piano di priorità per le bici che guiderà la relativa politica dal 2017 al 2025, e a calcolarne i necessari bilanci.

da Repubblica.it. Più bici che auto private: Copenaghen capitale europea del traffico green del 9 novembre 2016

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Post condiviso da Manuel Gazzola di Corti Urbane